
L’aggiusta
-tutto-emotivo e i confini
La sensazione più o meno è sempre questa: perdi pezzi di te nelle relazioni con gli altri. Quando stai da solo sai chi sei, ma poi nell’intimità ti spezzetti un po’ qui e un po’ là, perdendo lucidità su quello che senti o vuoi, perché ti immergi nei mari emotivi altrui.
Quando ti trovi lì sotto una delle fatiche più grandi – in cui la terapia ci aiuta a navigare – è chiedersi: “Ma io, in tutto ciò, dove cavolo sono finita/o?”
È una grande fatica perché forse nella propria storia di vita si è stati buttati nelle relazioni degli altri, con poco spazio per chiedere e con la corona tagliente del mediatore familiare, amato per buonsenso, saggezza, “e perché tu sì che sai ascoltare bene!”.
Ma a che prezzo è stata pagata questa saggezza?
Cosa abbiamo lasciato indietro grazie a tutto questo nostro saper ascoltare il dolore altrui?
Di solito, quando si parla di confini si immaginano linee tracciate con decisione, fortezze con alte torri, circondate da fuoco o acque piene di coccodrilli.
E ci si ferma qui.
Non si parla mai del territorio che questi confini delimitano.
Non si racconta cosa contiene questa terra, del mondo di bisogni, scambi, evoluzioni e moti dell’anima. Si è spesso alla disperata ricerca di metodi per difendere/far rispettare i propri confini, ma ci si dimentica che i confini non sono fortezze: sono pelle che ha bisogno di dialogare con il mondo.

Ma cosa significa “far dialogare i confini con il mondo”?
Significa prima di tutto che è necessario conoscere i propri confini.
[E in questo il corpo può diventare una bussola preziosa. Quando ci sentiamo sotto pressione, prosciugati o in ansia, abbiamo indizi importanti sui nostri confini e bisogni. Allenarsi a percepire il proprio corpo nelle diverse situazioni di vita è un capo del gomitolo!]
Significa sforzarci di essere i primi a rispettare i nostri confini e impegnarci a comunicarli agli altri.
[Pian piano possiamo smettere di fare Bob-l’aggiustatutto o farlo, quando vogliamo, consapevolmente. Possiamo sopportare l’esistenza dei conflitti e lasciare che le persone si arrangino nelle loro relazioni. Fare un passo indietro, perché ognuno possa prendersi la propria fetta di responsabilità. Possiamo scegliere di non intervenire e sapere che questo non significa che accadrà un macello senza di noi]
Significa anche rispettare i confini degli altri.
[Perché spesso ci lamentiamo degli altri, ma poi, con un esame più attento, possiamo vedere che abbiamo imparato così bene ad andare come dei treni sopra ai nostri bisogni, che non ci rendiamo conto quando chiediamo troppo agli altri – perché applichiamo a loro i nostri stessi confini]
Tutto questo è possibile.
Essere cresciuti con una pancia che ribolle di emozioni e bisogni a mille miglia da noi non segna il nostro destino.
Possiamo imparare a prendercene cura, a sbrogliare i fili, a esplorare le terre oltre quelle fortezze, perché a volte non si tratta di fortezze inespugnabili ma di case abbandonate dove la natura ha preso possesso di ogni stanza.
Sono case che aspettano di essere viste, sono parole, è desiderio di sentire in due e non sentirsi più soli.

