Bruciare

Bruciare

Non ero un fantasma, dopotutto,
respiravo, mangiavo,
si sentiva
il rumore dei miei passi,
e le impronte delle mie dita
dovevano restare sulle maniglie.

Lo specchio rifletteva la mia immagine.
Indossavo qualcosa d’un qualche colore.
Certamente più d’uno mi vide,

Forse quel giorno
Trovai una cosa andata perduta.
Forse ne persi una trovata poi.

WISLAWA SZYMBORSKA, Attimo (Milano, Scheiwiller 2004)

Abbiamo un secondo cuore (di cui sappiamo poco).

Abita nelle profondità della terra.

Si muove in orbite lente e luminose, come brace.

Somiglia a una strega sepolta che non ha mai smesso di essere potente.

Ha lo sguardo di un vecchio animale che si sta avvicinando alla morte: con quella grazia che è pazienza, con la fiducia sovversiva nel fatto che qualche processo, millimetro dopo millimetro, sta accadendo.

Scivoliamo veloci in superficie.

Spesso cadiamo in grandi buchi: domande profondissime.

Come recupero la vita che non ho mai potuto vivere?

Come riparo la voragine con cui sono nato?

Come resto autentica, fedele e a me stessa, nel vortice del mondo?

Come vivo uno sguardo sul mio corpo, se questo non è mai stato visto?

Fa tanto male accettare di essere rotti – e che questo vuol dire che, irrimediabilmente, qualcosa dentro è mutato per sempre.

Diventiamo come quegli orsetti che stringevamo forte da piccoli: rattrappiti ma con gli occhi buoni.

Non siamo più quelli di prima.

Eppure, il cuore sepolto arde costante.

Anche se siamo senza appigli e senza direzione, il cuore-brace ci insegna che i tempi dell’Anima somigliano ai movimenti abissali dei pianeti, anche se a noi, piacerebbe tantissimo misurare i nostri progressi con un righello.

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