L’incubo dei gatti e la casa-specchio

L’incubo dei gatti e la casa-specchio: sogni d’infanzia e le ultime ricerche sugli incubi

Coraline varcò la soglia. Si domandò che aspetto avesse l’altro appartamento, ammesso che quel corridoio portasse lì.
Coraline percorse il corridoio con una certa inquietudine.
La moquette su cui camminava era identica a quella di casa loro. La carta da parati era identica a quella che avevano loro. Il quadro appeso nell’ingresso era identico a quello appeso nell’ingresso di casa loro.
Sapeva dov’era: a casa sua.
Non l’aveva mai lasciata. 

Neil Gaiman, Coraline

La casa della mia nonna era una casa-specchio.

Era composta da due appartamenti speculari, uniti.

Nella mia infanzia era un regno di affetti ma anche di profondo mistero.

Era una casa che nelle pareti custodiva qualcosa di sinistro e potente (ancora oggi è la casa che incontro più spesso nei miei sogni).

Anche se ormai non esiste più, se chiudo gli occhi riesco a ricordare ogni stanza.

Vedo il portone nero blindato che si apre sull’atrio di marmo grigio, su cui si affacciano le cornici di innumerevoli quadri. Per terra c’è un grande tappeto persiano, con dei ricami floreali. E poi, un alto specchio che arriva fino al soffitto, un armadio che in realtà nasconde una finta porta e tre lampade rosse che illuminano un tavolino di mogano esagonale.

Dall’atrio si arriva in un grande soggiorno finestrato. Da una parte torreggia un’impotente libreria piena di trofei impolverati. C’è un violino appeso al muro, accanto alla televisione, e poi un divano e due poltrone di camoscio rosso. Dall’altra parte, a contrasto con la carta da parati rosa, uno scrittoio affianca delle basse poltrone gialle.

Quello che più mi affascinava di questo luogo (e che mi turbava parecchio allo stesso tempo) erano i due corridoi che, partendo dall’atrio centrale, si aprivano speculari nel corpo della casa, come lunghissime ali rettangolari. 

Da bambina giocavo a mettermi in fondo a uno dei due corridoi per poi trovare il coraggio di sollevare lo sguardo verso l’estremo dell’altro corridoio, immerso nel buio. Cosa avrei visto direttamente dall’altra parte della casa?

L’Altro Corridoio era un regno a sé, una zona limite che si apriva nel fantastico.

Mi terrorizzava fare questo gioco ma continuavo a farlo, e ho continuato a farlo finché qualcosa ci ho visto. 

Stavo sognando. 

Ero con le spalle alla fine del primo corridoio e guardavo l’Altro Corridoio totalmente immerso nell’oscurità. Nell’ombra vedevo muoversi qualcosa e pian piano mettevo a fuoco gli occhi gialli di un branco di gatti. Alcuni erano feriti, altri con le orecchie un po’ mangiucchiate ma tutti avevano unghie affilate e una sola intenzione: farmi del male. 

Ancora adesso, mentre lo scrivo, ci sono un girotondo di fantasmi emotivi che tornano a trovarmi. Sono passati tantissimi anni, ma alcuni sogni restano impressi in alcune parti di corpo e memoria senza tempo.

Ma cosa sono gli incubi? 

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