Edith Kramer: l’arte come terapia

Edith Kramer

Edith Kramer: l’arte come terapia

Dal ghetto di Praga a New York

Edith nasce a Vienna nel 1916 da una famiglia ebrea. Ha un incontro fondamentale con Friedl Dicker Brandeis, un’artista e fotografa allieva di maestri come Kandinsky, Klee e Itten. Friedl, perseguitata dal regime nazista per la sua opposizione, fugge a Praga ed Edith la segue.

Tra il 1934 e il 1938, le due donne conducono laboratori artistici per i bambini ebrei nel ghetto di Praga. È lì che osservano come l’arte riesca ad aiutare questi bambini a elaborare il trauma che stanno vivendo.

Dopo essersi separata da Friedl, Edith emigra a New York nel 1938, sfuggendo alle persecuzioni razziali. A New York, lavora come insegnante d’arte per bambini e adolescenti presso istituti di neuropsichiatria infantile, dove sviluppa laboratori artistici con finalità terapeutiche.

Durante il suo lavoro con adolescenti problematici, lo psicoanalista di un istituto riconosce il valore terapeutico del suo approccio, coniando per lei il termine “arteterapeuta”. Da queste esperienze nasce il suo metodo “Art as therapy” (Arte come terapia), incentrato sul processo creativo. Autrice di numerosi testi sull’arteterapia, Edith fonda un programma per l’insegnamento dell’arteterapia alla New York University nel 1976. Continua la sua ricerca artistica e insegna fino ai novant’anni. Nel 2014, all’età di novantotto anni, muore in Austria, lasciando un’importante eredità nell’ambito dell’arteterapia e molte opere d’arte.

Quando le parole non esistono, l’arte diventa “ponte”

«In arteterapia, ci confrontiamo con un linguaggio non verbale che attinge a un livello di esperienza al di sotto della mente cosciente. Questo permette al paziente di esprimere sentimenti che altrimenti sarebbero inesprimibili, sia perché troppo dolorosi, sia perché così profondamente sepolti da essere inaccessibili all’articolazione verbale»

Edith Kramer

Kramer credeva che l’arte potesse dare voce a ciò che le parole non riescono a esprimere, permettendo alla persona di esplorare emozioni e ricordi profondi, a volte poco accessibili alla mente “verbale”. L’arteterapia diventa così un ponte verso mondi interni, dove le parole non sono mai nate, e consente di affrontare emozioni potenti, mantenendo la “distanza di sicurezza” che si desidera.

Non importa l’estetica. Quello che conta è il processo creativo

«L’arteterapia non riguarda la creazione di opere d’arte belle. Si tratta di usare l’arte come mezzo per comprendere ed esprimere il proprio mondo interiore. Il valore del lavoro
non risiede nel suo merito estetico, ma nella sua autenticità e nelle intuizioni che offre sia al paziente che al terapeuta»

Edith Kramer

Per Kramer, l’obiettivo dell’arteterapia non è creare un’opera d’arte “bella”, ma esplorare il processo creativo stesso. Ciò che conta è l’esperienza vissuta durante la creazione dell’oggetto artistico, incluse le emozioni, i ricordi e le sensazioni provate mentre si manipolano i materiali.

L’arteterapeuta non interpreta. Bisogna dare fiducia al processo creativo

«L’arteterapeuta deve rispettare il lavoro del paziente come un sincero tentativo di comunicazione, senza imporre interpretazioni o giudizi. La relazione terapeutica si basa sulla fiducia, e quella fiducia è alimentata dall’accettazione, da parte del terapeuta, del processo artistico del paziente»

Edith Kramer

L’immagine dell’arteterapeuta che analizza un disegno è pura fantasia! Non esiste! L’arteterapeuta non interpreta i disegni, lascia che il significato di ogni opera sia attribuito dal paziente stesso. Il ruolo dell’arteterapeuta è quello di accompagnare il processo creativo della persona, osservando quali emozioni e nuove prospettive sono raccontate da questo flusso creativo.

Arte come terapia: il processo creativo è terapeutico

«Nell’arteterapia, l’immagine non è semplicemente una rappresentazione di un’idea o di un sentimento. È l’incarnazione di quell’idea o sentimento. Il processo di creazione dell’immagine permette al paziente di esternalizzare la propria esperienza interiore, rendendola concreta e quindi più gestibile. Attraverso questo processo, il paziente può acquisire una nuova prospettiva sulle proprie difficoltà e iniziare a lavorarci sopra»

Edith Kramer

Secondo Kramer, l’arte non solo esprime emozioni, ma le trasforma. Il processo creativo favorisce l’integrazione di diversi livelli di esperienza e consente di esprimere e trasformare ciò che giace dentro di sé, rendendolo condivisibile con il mondo esterno. Durante una seduta di arteterapia, non si cerca di interpretare il materiale inconscio emerso dalle rappresentazioni artistiche, né si riduce l’immagine a un semplice stimolo visivo da integrare nella comunicazione verbale paziente-terapeuta. L’arte stessa diventa terapia, attivando un profondo processo trasformativo nella persona.

Scopri di più da Dott.ssa Linda Tovazzi

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