Soglie dipinte di blu

“Non so chi sono.”

A volte, sentire queste parole echeggiare dentro ci getta nel terrore. A volte invece, dirsele ad alta voce è quasi liberatorio.

Lo spaesamento diventa così la veste esterna di un ribollire sotterraneo che non vuole ancora essere tradotto in parole.

Accade di sentirsi traboccanti, un vaso profondissimo plasmato da dentro, da dita invisibili e sapienti.

Accade che l’antico che abita in noi sprofondi negli abissi e allora dobbiamo trovare un’altra via per accedervi. Forse dobbiamo diventare creature d’acqua, silenziose, impotenti, mutevoli e meditative.

Quando le nostre tane diventano luoghi che sentiamo estranei non dobbiamo spaventarci. Qualcosa in noi si prepara a uscire ma dobbiamo aspettarlo con pazienza sulle soglie dipinte di blu.

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